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STEREOTIPI
Non tutte le donne che partoriscono urlano
di Marc Zaffran/Martin Winckler
Article du 17 mars 2012

Uno stereotipo iper-usato tanto al cinema che in televisione è quello della donna che urla durante il parto. Si tratta di uno stereotipo, non di una realtà sistematica. Chi ha assistito a molti parti (e, nel mio caso, anche alla nascita dei miei 6 figli) lo sa : le donne non sono tutte identiche, e tutti i parti sono differenti. Molte donne sono così concentrate sulle contrazioni e sul fatto di spingere al momento giusto che non emettono neanche un suono. Solo dei grandi sospiri quando riprendono fiato.

Si sente spesso dire che il primo parto sia il più difficile, e a volte è vero, ma non sempre. Capita spesso che le donne che hanno molti figli facciano, ad ogni parto, figli più grossi (soprattutto se si tratta di figli maschi). Questo non rende il parto più semplice, ma non è neanche detto che faccia urlare...

Questo articolo è la traduzione di "Toutes les femmes qui accouchent ne crient pas".

L’età non è un fattore determinante : ho visto partorire delle adolescenti con una calma impressionante e donne di quarant’anni mettere al modo dei figli fra grande dolore e confusione.

Non sono le contrazioni del travaglio, o l’espulsione, a fare urlare. È l’angoscia ad attirare l’attenzione della donna verso il dolore impedendole di concentrarsi su quel che accade.

Tanti alti fattori possono intervenire, come la cultura, l’origine etnica, l’ambiente sociale e la personalità. Ci sono donne che trovano inaccettabile urlare durante il parto. Altre dicono di essere state disturbate dalle urla della partoriente nella sala parto vicina. Altre ancora partoriscono con una facilità sconcertante e si rialzano come se si risvegliassero da un sonnellino.
Un’amica mi ha raccontato, ridendo, di aver avuto un orgasmo al momento del parto. È un’eventualità rara ma che le ostetriche conoscono bene (se stanno attente a quel che le donne raccontano).

Certe donne inibiscono ogni dolore durante il parto, altre cominciano ad avere delle contrazioni dolorose al sesto mese di gravidanza.

Il dolore è regolato dal cervello. Ogni cervello è differente.

C’è chi dice che urlare permette di spingere in maniera più efficace. È chiaramente falso : per spingere, magari, bisogna trattenere il fiato (ma anche in questo caso dipende da donna a donna). In ogni caso fare uscire un bambino non è proprio come tirare una pallina da tennis al di là della rete...

Non c’è proprio nulla che faccia credere che urlare durante il parto sia una cosa "naturale". È probabile che 15.000 anni fa le donne, quando avevano le prime contrazioni o quando rompevano le acque, se ne andassero a partorire da sole, lontane dal villaggio, in un campo isolato o vicino una fonte d’acqua. Questo peraltro accadeva ancora fino al diciannovesimo e ventesimo secolo in alcune tribù dell’Africa del Sud, dell’Amazzonia e dell’America.
Urlare durante il parto avrebbe solo rappresentato un (ottimo) per attirare i predatori e mettere in pericolo la sua vita e quella del neonato.

Certo, sul grande e piccolo schermo lo stereotipo della partoriente che urla è utile : fa vedere che il parto non è una passeggiata e allo stesso tempo aumenta la tensione drammatica di questi momenti... Queste scene, peraltro, non capitano mai "a caso" : i momenti sono sempre scelti con grande attenzione dagli sceneggiatori.

È anche giusto che il parto sia rappresentato come un momento di tensione : è un momento di grande stress e una complicazione imprevista, magari grave, può sempre accadere (... anche nei nei paesi industrializzati, seppur di rado).

La televisione e il cinema hanno un impatto molto importante sull’immaginario e sui sentimenti degli spettatori. Scene così cariche emotivamente, come la nascita (c’è qualcosa di più universale ???), hanno inevitabilmente un effetto molto forte sulle donne che non hanno mai partorito (« Fa urlare dal dolore, voglio una peridurale ! »), sugli uomini che vorrebbero essere presenti alla nascita dei loro figli (« Non voglio sentirla urlare, non voglio vederla soffrire ! ») e sui medici che provano a rassicurare gli uni e gli altri, o che cercano di formare altri medici.

Ma cosa provano le donne, gli uomini e i medici che non si riconoscono affatto in queste sessioni di urla ?

Quando si cerca di rappresentare la realtà bisognerebbe descriverla in tutte le sue varietà e in tutte le sue sfumature. Credo faccia parte dell’etica della narrazione.

Proprio per questo mi piacerebbe, nei film e nelle serie televisive, vedere un personaggio femminile che partorisce senza un grido e sentir dire, a chiare lettere, che non tutte le donne che partoriscono urlano.

Sarebbe meno caricaturale, meno sessista e meno terrorista.

E più giusto.

MWZ
(tradotto da MC)

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